Augusta Taurinorum: la città che nasce quadrata
Torino nasce come colonia romana con il nome di Augusta Taurinorum, fondata in età augustea nella pianura ai piedi delle Alpi, poco lontano dal punto in cui la Dora Riparia confluisce nel Po. La forma è quella tipica dell'accampamento romano: un rettangolo tagliato da due assi principali, isolati regolari, quattro porte urbiche.
Quell'impianto non è un'astrazione da manuale: si legge ancora oggi camminando nel centro. Le vie del quadrilatero si incrociano ad angolo retto come duemila anni fa, e la Porta Palatina, con le sue due torri poligonali in mattoni, è una delle porte romane meglio conservate che si possano vedere in Italia.
Accanto alla porta affiorano i resti del teatro romano, inglobati nell'area archeologica a ridosso del palazzo. È lo strato più profondo della città, quello su cui tutto il resto si è appoggiato: quando i Savoia ridisegneranno Torino, lo faranno prolungando la griglia antica, non cancellandola.
Dai duchi di Savoia alla capitale di uno Stato
Dopo la fine del mondo romano e i secoli altomedievali, Torino entra nell'orbita dei conti, poi duchi, di Savoia: una dinastia radicata su entrambi i versanti delle Alpi, con interessi tanto in area francese quanto in area italiana. Per lungo tempo il centro del potere sabaudo resta oltre le montagne.
La svolta arriva nel Cinquecento, quando la capitale del ducato viene spostata a Torino. È una decisione politica prima ancora che urbanistica: sposta il baricentro dello Stato dal versante d'oltralpe a quello italiano. Da quel momento la città smette di comportarsi da capoluogo di provincia e comincia a organizzarsi come sede di una corte.
Nel Settecento i Savoia ottengono il titolo regio: prima la Sicilia, poi scambiata con la Sardegna, porta alla dinastia una corona. Torino diventa così capitale del Regno di Sardegna, e con la corona crescono la corte, la burocrazia, l'esercito e l'apparato di rappresentanza che ne deriva.
Il Barocco: una capitale disegnata a tavolino
Fra Seicento e Settecento Torino viene ampliata per fasi successive, secondo piani approvati dalla corte: nuovi quartieri regolari, piazze monumentali, facciate uniformi imposte per regolamento. È uno dei casi europei più netti di città progettata dal potere, dove l'ordine urbano è insieme scelta estetica e strumento di rappresentanza politica.
In questa stagione lavorano architetti di primo piano. Guarino Guarini firma cupole di geometria vertiginosa, costruite come intrecci di archi sovrapposti che sembrano sfidare le regole della statica. Filippo Juvarra, chiamato dalla corte, disegna la basilica sulla collina di Superga e la palazzina di caccia di Stupinigi, e interviene sul cuore monumentale della città.
Il risultato è la Torino che si vede ancora: piazze porticate, assi rettilinei, palazzi allineati, un centro con l'ordine riconoscibile di un progetto unitario. Attorno alla città si dispone la corona delle residenze di campagna della corte, oggi riconosciute come patrimonio dell'umanità e visitabili una per una.
Prima capitale del Regno d'Italia
Il Regno di Sardegna è lo Stato che guida il processo di unificazione italiana. Quando il Regno d'Italia viene proclamato, nel 1861, la capitale è naturalmente Torino: qui si riunisce il primo parlamento nazionale, qui hanno sede il governo e le istituzioni del nuovo Stato, qui si concentra la classe dirigente che ha condotto l'unificazione.
È una fase breve e intensissima. La città deve ospitare ministeri, rappresentanze diplomatiche, uffici e personale: cresce in fretta e si convince di essere il centro permanente del paese. Ma già nel 1865 la capitale viene trasferita a Firenze, e l'annuncio dell'accordo provoca a Torino proteste gravi, represse con un bilancio di morti nel pieno del centro cittadino.
Pochi anni dopo la capitale si sposterà definitivamente a Roma. Torino perde funzioni, uffici e prestigio, e deve reinventarsi: è probabilmente la ferita fondativa della città moderna, quella che la spinge a cercarsi una vocazione nuova invece di vivere della rendita del passato.
Dalla corte alla fabbrica: il Novecento
La risposta arriva con l'industria. A cavallo fra Otto e Novecento Torino diventa il centro dell'automobile italiana: nasce qui la principale casa automobilistica del paese e attorno a essa cresce un sistema fatto di officine, carrozzerie, fornitori, istituti tecnici e ingegneria, che segna il carattere della città per un secolo.
Il Lingotto, con la sua pista di collaudo sul tetto, è il simbolo di quella stagione: uno stabilimento concepito come una macchina, entrato nei manuali di architettura industriale e oggi riconvertito a funzioni pubbliche. Dopo la guerra la produzione si moltiplica e la città accoglie centinaia di migliaia di persone arrivate dal resto d'Italia, soprattutto dal Sud.
Quando l'industria si ridimensiona, negli ultimi decenni del secolo, Torino affronta un'ennesima riconversione: musei, università, ricerca, grandi eventi, turismo. La città che visitate oggi è la somma di tutti questi strati — romano, sabaudo, risorgimentale, industriale — sovrapposti sulla stessa griglia di strade.
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