Verso la fine dell'autunno, quando le giornate si accorciano e il buio arriva prima di cena, Torino si riempie di persone che entrano al cinema nel pomeriggio. È il periodo del festival dedicato al cinema d'autore, un appuntamento ricorrente che occupa le sale della città per diversi giorni e che ha una fisionomia riconoscibile: poche passerelle, molta ricerca, un pubblico che discute i film appena usciti dalla sala.
Un festival di fine autunno
La manifestazione torna ogni anno nelle settimane finali dell'autunno e ha una vocazione precisa: le opere prime, il cinema indipendente, i documentari, gli autori ancora poco conosciuti fuori dai circuiti specializzati. Accanto al concorso corrono le retrospettive, che ogni volta ricostruiscono la carriera di un regista, un genere o una stagione della storia del cinema, spesso con copie restaurate difficili da vedere altrove.
È un festival costruito attorno al pubblico più che attorno agli ospiti. Le proiezioni si susseguono dalla mattina a notte, le sale sono quelle abituali della città e la gente si sposta a piedi da una all'altra con il programma in mano. Il calendario, le sezioni e le modalità di accesso cambiano di anno in anno: per date, accrediti e prenotazioni fate riferimento ai canali ufficiali della manifestazione.
Chi capita a Torino in quel periodo se ne accorge anche senza cercarlo. I manifesti compaiono ovunque, i bar davanti alle sale si riempiono di conversazioni sul film appena visto e la città assume per qualche giorno un ritmo diverso, con una vita serale che ruota attorno agli orari delle proiezioni.
La Mole, il museo e la vocazione cinematografica
Che il festival sia nato qui non è un caso. Dentro la Mole Antonelliana, l'edificio che tutti riconoscono come simbolo della città, ha sede il Museo Nazionale del Cinema, uno dei più importanti del suo genere. La collezione si sviluppa in verticale lungo la grande aula centrale, dove si guardano spezzoni di film sdraiati su poltrone reclinabili, mentre l'ascensore panoramico sale fino alla sommità e restituisce una vista aperta su Torino e sulle Alpi.
L'edificio stesso ha una storia curiosa: era stato iniziato come sinagoga su progetto di Alessandro Antonelli, poi il cantiere passò alla città e la costruzione proseguì diventando il monumento simbolo che conosciamo. Oggi ospita, oltre al percorso espositivo, archivi, apparecchi ottici precinematografici, manifesti e una cineteca che lavora tutto l'anno sul restauro e sulla conservazione.
Visitarlo durante il festival ha un senso in più, perché mette in fila le due cose: la storia del mezzo e il cinema che si fa adesso. Verificate orari e biglietti sui canali ufficiali, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.
Le radici: il cinema muto torinese
All'inizio del Novecento Torino era la capitale del cinema italiano. Qui nacquero alcune fra le prime case di produzione del Paese, qui si girarono i grandi film in costume dell'epoca del muto, compresi kolossal che ebbero circolazione internazionale e che segnarono il linguaggio del cinema delle origini. Attorno agli stabilimenti crebbe un intero indotto di tecnici, scenografi, attori e maestranze.
Quel primato durò poco: nel giro di qualche decennio il centro dell'industria si spostò altrove e Torino perse il ruolo di capitale produttiva. La memoria però è rimasta, custodita negli archivi e riportata regolarmente alla luce nelle rassegne, nei restauri e nelle proiezioni con accompagnamento musicale dal vivo che ancora oggi capita di trovare in programma.
Come si vive il festival da spettatori
Il consiglio più utile è dosare. Due o tre film al giorno sono già molti, e chi tenta di farne cinque esce dalla giornata senza ricordare nulla. Lasciate almeno un intervallo lungo, magari fra un pomeriggio e una serata, e usatelo per camminare o per visitare qualcosa: il contrasto fra il buio della sala e la luce della città fa parte dell'esperienza.
Le proiezioni più attese si esauriscono in fretta e le repliche nei giorni feriali sono spesso più accessibili di quelle del fine settimana. Conviene guardare il programma appena esce, decidere i titoli irrinunciabili e tenere il resto flessibile, accettando anche di entrare a vedere un film di cui non sapete nulla: è il modo in cui i festival ripagano di più.
Considerate infine la stagione. In quel periodo Torino è fredda, spesso piovosa, e i portici del centro diventano un alleato prezioso per spostarsi fra una sala e l'altra. Una giacca impermeabile, un ombrello piccolo e scarpe comode valgono più di qualsiasi altra preparazione.
Dopo l'ultima proiezione, una casa che vi aspetta
Ginevra Apartment è un appartamento indipendente nella zona nord di Torino, con la fermata dei mezzi davanti al portone e collegamenti diretti verso il centro, dove si concentrano le sale. Al rientro, anche a notte fonda, avete uno spazio tutto vostro e una cucina attrezzata: comodo quando le giornate di festival finiscono tardi.